La Sommelier dell'arte

Quando il confine tra Caino e Abele non è poi cosi netto

I recenti fatti di cronaca ci devono indurre ad una doverosa riflessione: siamo essere senzienti o semplici ammassi di organi ormai vittime di massa di una lobotomia silenziosa? Solo un mese fa scoppia il caso Chiara Ferragni: uova di Pasqua, Pandori di Natale e bambole di plastica create ad hoc per operazioni di beneficenza (?), vengono presi in esame da Codacons, Antitrust e giornalisti “scupolosi”. Si scopre (ma in realtà era già stato ampiamente dimostrato), che la beneficenza Chiara Ferragni l’ha fatta solo a Chiara Ferragni. 

Si apre uno scenario di (sacrosanta!) indignazione, la regina dei social è costretta a sparire (magari anche per un pò di sano pudore), si aprono inchieste giuridiche e mediatiche. Il risultato è che un impero creato sulle straordinarie abilità comunicative ed imprenditoriali -solo apparentemente per Dio! Non ci voleva il caso dei pandori per capirlo, bastava vedere Ferragni a Sanremo per capire che lei è solo una valletta!- in realtà è una baracca sgangherata fatta di tanta gente improvvisata, mossa dal Dio denaro

Male: pessima figura e soprattutto, aberrante usare i bambini malati per regalarsi la cabina armadio più lussuosa del mondo. Ho però una domanda che mi nasce da dentro, e che non è volta a discolpare Ferragni (personaggio che ho sempre aberrato già da molto prima dello scoppio dello scadalo), ma semmai a ristabilire il giusto equilibrio: ma quando vedete che qualcuno che abita in un attico da 5 milioni di euro vi parla di beneficenza, chiede a voi i soldi per fare qualcosa che potrebbe fare tranquillamente da solo/a e in silenzio, non avvertite una sensazione di distopica ingiustizia? Cioè voi che non potete andare al ristorante tutte le volte che desiderate e magari non avete potuto comprare ai vostri figli tutti i regali che vi hanno chiesto per Natale, dovete aiutare Chiara Ferragni a fare una donazione ad un ospedale. 

“Mah si, in fondo sono solo pochi euro, che vuoi che sia”. Esatto. In effetti il macchinario acquistato (da Balocco) costava 50.000 euro. Pochi spiccioli se rapportati ad un fatturato annuo a sei zero, no?

Sono troppo cattiva se vi dico che su questo ha ragione Wanna Marchi? Quando con un’espressione colorita affermava che “se non hai gli strumenti intellettivi per comprendere ciò che stai facendo, probabilmente la fregatura te la meriti… o quanto meno te la vai cercare”. In effetti, se la citazione di Wanna Marchi può risultare sgradevole, possiamo citare qualcuno di più intellettuale: questa non è altro che la semplice legge della selezione naturale di Charles Darwin. Ora non è che se lo dice Darwin è scienza e se lo dice Wanna Marchi è abisso culturale. 

Ma veniamo al caso del giorno: il marketing è spietato, bisogna sempre arrivare prima degli altri, fare più bella figura degli altri; il politically correct è la parola d’ordine, tutto deve essere rigorosamente dentro ciò che il buon gusto del nuovo millennio ci impone e guai a non cavalcare l’onda! Ferragni, Somahoro, le raccolte fondi lanciate sulle piattaforme senza nessuna rendicontazione e documento che prova la reale necessità di denaro, ci dimostrano che fatturare sul perbenismo, la totale mancanza di spirito critico e la presa di posizione in favore di quelle categorie considerate “più deboli” o semplicemente minoritarie, sono un ottimo investimento in termini di immagine, rebranding e posizionamento (finchè non ti sgamano). 

Ecco allora che una pizzeria già famosa per stare dalla “parte giusta” – invitava i clienti a lasciare pizze sospese per gente disabile e per le loro famiglie- probabilmente mal consigliata da qualcuno, decide di postare una recensione nella quale mostra la sua totale posizione di superiorità in termini di accoglienza, inclusione, rispetto e politically correct mettendo all’angolo un non meglio precisato utente che ha lasciato una recensione dal sapore omofobo e discriminatorio. 

Lorenzo Biagiarelli e Selvaggia Lucarelli fanno il loro lavoro; ok, il modo in cui sentono sempre l’esigenza di porsi come paladini della giustizia potrebbe meritare un approfondimento psicologico, ma rimane il fatto che analizzano ciò che vedono, vanno in profondità alla questione e senza troppi giri di parole (nella vita la chiarezza dovrebbe essere apprezzabile!) dimostrano che la recensione, se proprio non può essere etichettata come falsa, quantomeno può destare dei sospetti per una serie di ragioni oggettive e documentate ampiamente. 

Si occupa della questione anche il tg regionale che va a chiedere spiegazioni alla titolare; la signora in evidente difficoltà ammette “di non sapere cosa sia successo”, ma di aver agito sempre in buona fede. Diciamo che tra le righe si intuisce che non è andata proprio come poteva sembrare in superficiale apparenza all’inizio della storia. Epilogo tragico: la signora decide di farla finita

Considerazioni personali: la signora non avrebbe dovuto arrivare a compiere un gesto così estremo, non ha certo fatto nulla di così terrificante ed irrisolvibile, in pochissimo tempo il tutto si sarebbe sgonfiato e le buone azioni che ha sempre compiuto nella vita, avrebbero allontanato questa “macchia” compiuta probabilmente per ingenuità. Ma non si può dare la colpa di tutto ciò a chi ha semplicemente portato alla luce un fatto. Non si può attribuire la colpa di un suicidio a chi ha semplicemente fatto notare che la signora ha compiuto un’operazione “commerciale” in modo scorretto, peraltro cavalcando quell’onda emotiva legata a categorie (omosessuali e disabili) che -pare- aveva sempre voluto difendere da prevaricazioni e discriminazioni. 

Se viviamo in una società in cui Caino diventa Abele, mi permetto di dire che era meglio quando c’era meno perbenismo: era bello quando potevamo mantenere la nostra individualità, quando avevamo la libertà di scegliere da che parte stare, senza essere obbligati dalla massa a prendere una posizione netta sempre perbenista che ci deve assolutamente collocare nella parte giusta. Era bello quando si poteva esprimere un’opinione, una presa di posizione o argomentare una tesi, senza la paura che questa potesse scatenare sentimenti di odio e rivalsa. E’ questa società lobotomizzata che è il vero problema. Ormai manca il pluralismo, bisogna essere tutti all’interno di un unico coro, non importa se non armonioso; l’importante è essere collocati fisicamente tutti dalla stessa -giusta- parte. Ecco che così si perde la capacità di analizzare, porsi domande, capire ed elaborare una notizia. 

Abubakar Soumahoro rivendica con orgoglio i soldi pubblici sottratti allo Stato in favore di Chanel e Louis Vuitton

Ferragni, Somahoro e adesso il trio ristoratrice-Lucarelli-Biagiarelli ci insegnano che la differenza tra Caino e Abele non è poi così netta. Che Abele può tradirci e trasformarsi in Caino e che in fondo, siamo stati noi a permetterglielo. A legittimarlo. E’ più grave il peccato di chi non si pone dei limiti nel denunciare un atteggiamento sbagliato del prossimo, o è più grave l’atteggiamento di chi lucra, inganna e guadagna sulle “disgrazie” del prossimo? Io francamente non ho dubbi su da quale parte stare. 

Ilenia Carbonara 

La Sommelier dell'arte

Mi chiamo Ilenia Carbonara e mi occupo di comunicazione per l’arte e l’enogastronomia.

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